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domenica 9 giugno 2013

Il Grande Gatsby al cinema

Il film del momento, il cui trailer (uscito nientepopodimeno che l'anno scorso) ha lasciato migliaia di persone stregate e col fiato sospeso a sudare frementi in una lunga, lunghissima attesa durata fino al mese scorso. Mese in cui finalmente i cinema hanno riempito le sale di frotte di spettatori a briglie sciolte.

Vi confesso, non riesco a decretare, a primo impatto: Grande Gatsby sì o Grande Gatsby no. Promosso o bocciato. Bello o brutto. Mi ha lasciato addosso come una sensazione di estasi un po' abortita e un vago odore di vecchie glorie e disappunto. Cosa che invece non è condivisa, a quanto vedo, dalla stragrande maggioranza delle persone (che evidentemente digeriscono meglio di me le americanate e che probabilmente non hanno letto il libro di Fitzgerald).

Volevo scrivere una recensione proprio per questo, perché sebbene non sia da buttare (la punta di diamante della pellicola sono la fotografia e la scenografia - come non aspettarselo dai realizzatori del Moulin Rouge?-, le location e la magistrale interpretazione di Leonardo DiCaprio), le cose che invece "non vanno" sono molte, e lo rendono a mio avviso decisamente sopravvalutato.

E' stato distorto in un qualcosa che si allontana troppo dall'originale, non solo e anzi non tanto nella narrazione quanto nell'acquisizione di una mentalità e di una moralità completamente differente da quelle del libro. Una morale di redenzione, di peccato, di bontà a tutti i costi. Una morale di salvatori e di salvati e di perfidi aguzzini. Del ricco cattivo e del povero onesto. Una morale che boh, non c'azzecca proprio niente né con lo scrittore né con i personaggi. Non mi è piaciuto che Gatsby nel film venga dipinto come il buono, il santo, il poveraccio, l'eroe. Perché, semplicemente, non è così. Non mi è piaciuto che il passato di Gatsby e di Nick, i festini, i cocktail, le donnette, la New York sfavillante e roboante di fine anni '20 vengano ridotti a un passato di bordelli da dimenticare, a un passato negativo e peccaminoso che ha portato il narratore a finire in psicanalisi (cosa che, peraltro, è inventata di sana pianta e nel libro è totalmente assente). Non mi è piaciuto nemmeno il voler calcare a tutti i costi sul ruolo di Nick cercando di renderlo attivo nelle vicende quando invece il suo personaggio è particolare proprio perché totalmente passivo. Occhio esterno di un voyeur. Non mi è piaciuta nemmeno la musica: non la colonna sonora di per sé, che è senza lode e senza infamia (tralasciando le parti rap e hip-hop che ora spiegatemi voi cosa ci azzeccano con il periodo), ma il modo in cui è stata inserita nel film. Totalmente a casaccio. Ma così a casaccio che mi ha quasi dato fastidio, al cinema quando lo guardavo. Che prima c'è quando non dovrebbe e poi non c'è quando serve. Che è sbagliata e non rispetta gli stati d'animo.

Dall'altra parte invece, come ho già detto, ho adorato i costumi, il trucco, le riprese, le sequenze. Insomma, la parte più strettamente tecnica. E poi, ma questo perché ho un pallino per lei da quando tre anni fa vidi An Education, ho adorato Carey Mulligan.

The Great Gatsby è un romanzo strano, senza dubbio un romanzo fuori dal comune. L'ho letto l'anno scorso e alternavo dentro di me momenti di puro odio e momenti di amore, momenti di noia e momenti di rinnovata estasi. Una battaglia a tutti gli effetti. A metà narrazione mi ero stufata, giorni dopo la fine ho capito che l'amavo. In effetti, considerato il mio caso di odi et amo, forse mi aspettavo troppo da una trasposizione cinematografica. Chissà. Nel dubbio, mi butto indietro nel passato: stasera il mio Gatsby sarà Robert Redford, 1974.



lunedì 18 febbraio 2013

Happiness is a warm gun, mama (BANG BANG SHOOT SHOOT)

Coming soon: B A R C E L O N A !  B-)
Ebbene sì, io e l'uomo (incrociando dita e facendo corna) dal 5 al 9 aprile saremo in quel di Spagna, a goderci una meritata vacanza di pasqua allungata sotto l'ispanico sole (sempre incrociando e scongiurando) di una primavera nascente. Grazie RyanAir, grazie voli low-cost scoperti a caso e prenotati in un impeto di follia. Grazie.

In compenso ho un esame tra due giorni e non riesco a ripetere nulla, non ne ho voglia, la materia fa schifo, guardo le mie 7 pagine battute al pc in times new roman 10 senza margini e spaziature che riassumono un tomo di 400 pagine e penso che se mando tutto a prostitute dopo essermi fatta il culo solo perché ora non mi va di fare quest'ultimo sforzo, sono una cogliona completa e totale e merito di essere insultata e picchiata da familiari, amici, animali domestici e - naturalmente - da voi.

Datemi la forza, datemi la concentrazione, datemi la voglia. Soprattutto la voglia. Perché le principali voglie che ho in questi ultimi giorni renderebbero a Dante molto ardua la scelta del girone in cui piazzarmi, se tra i golosi o i lussuriosi. Forse ne dovrebbe creare uno apposta per me, i lussugolosi, ma poi mi sentirei troppo importante e rischia che ci deve aggiungere pure la superbia e insomma, quel poretto mi diventa scemo.

Poi insomma l'universo ci si mette davvero d'impegno a remarmi contro: le feste coi parenti a casa mia, il singhiozzo quando infine inizio a ripetere, gli scazzi miei e altrui... no okay forse queste sono solo giustificazioni. Mi scoppia la testa, e mi è tornato il singhiozzo. Have mercy.

In caso di prematura scomparsa della sottoscritta, lascio tutti i miei averi (un porcellino d'india grasso e 3euro) ai miei più affezionati lettori. E ora scannatevi per quei 3 euro, pulciari.

 xoxo 

PS: andate a vedere Les Misérables. E non è un consiglio, è un ordine.


giovedì 20 dicembre 2012

Il Francese per amico, ma non per vicino, se tu puoi. (cit.)

Bonjour tout le monde! Ho mezzora per scrivere, finalmente.

  • Il ciclo mi prende così tanto per il sedere che mi è venuto appena sono arrivata in Francia (..!).
  • Poi... che dire. E' faticoso gente. Non ho un attimo per me, non ho privacy, non ho "stasera ceno per conto mio in camera e me ne sto un po' da sola"... non ho. Devo pensare a lei spesso e volentieri tutto il giorno, siccome i suoi sono via anche per intere giornate (notte compresa), farla mangiare, vestire, lavare, fare i compiti, portarla in giro, farla divertire, portarla e riprenderla a/da scuola quattro volte al giorno, portarla a danza, a karate, portare a spasso il cane più volte al giorno, spicciare, lavare i piatti ecc ecc. Cioè è un lavoro a tempo pieno, non ho un momento per rilassarmi, figuriamoci per studiare. 
  • I genitori sono davvero delle belle persone e di questo almeno sono fortunata: sono simpatici, gentili, mi trattano bene; e poi non sono affatto noiosi o seriosi, sono delle persone alla mano a cui piace scherzare, tra loro e con me.
  • La ragazzina è SATANA. E non sto scherzando. E' iperattiva, capricciosa, cocciuta, manipolatrice, ricattatrice; mi esaspera, si impunta, si butta per terra e non si muove più, piange, urla, dà i calci alle porte; non dà mai retta, si incaponisce per niente, non mi lascia nemmeno fare pipì da sola o rispondere ai messaggi sul telefono (devo fare la cacca con lei davanti che mi parla e spogliarmi e lavarmi con lei che mi tocca le tette). Il primo giorno ero disperata, poi mi sono detta "che cazzo claudia, sai bene come farti rispettare". E così è stato. Carota e bastone. Un po' mi ha anche aiutato l'iniziare a sciogliermi nel parlare e nel capire il francese. Ora continua a fare tutte le cose precedentemente elencate, ma perlomeno mi adora e se la minaccio di ripartire per l'Italia le prendono le crisi isteriche; mi imita in tutto, vuole fare tutto ciò che faccio io, vestirsi come mi vesto io, mangiare quello che mangio io, lavarci i denti e mettere il pigiama insieme, fare le videochiamate su skype con l'Omo (?!), canta tutte le canzoni che le ho fatto sentire eccetera. Ma con lei, non vuol dire niente. Ti tortura a prescindere. Da domani finisce la scuola e io mi ammazzo ufficialmente. Oppure mi ammazza prima lei.
  • Il posto è adorabile e i luoghi vicini magnifici. Vorrei solo avere del tempo per vederli.
  • Il vino è divino, e il cibo pure...la mamma cucina assai bene. Non ci si fa mai mancare neanche cioccolatini, dolcetti, caramelle.... diventerò obesa. Ma felice.
  • Il caffè è la stessa identica brodaglia di Dublino, ma ormai ci ho fatto l'abitudine e quando è l'unica cosa che hai la mattina, il caffè americano diventa una droga. Sono arrivata a un punto di assuefazione tale che ormai ne accarezzo l'idea già dalla sera prima, quando vado a dormire. E' grave.
  • Le baguette sono tanto buone e morbide quanto probabilmente infestate di germi e portatrici di peste e tubercolosi, siccome qui la gente le compra senza sacchetto e le porta in mano ovunque appoggiandole dove capita (nei cappotti, in macchina, sulle panchine, accanto al cane...).
Sì insomma, se crepo sapete perché.


lunedì 6 agosto 2012

In Dublin's fair city.. resoconti di viaggio.


Back from Ireland! Tornata, già... e non ho fatto in tempo a metter piede giù dall'aereo che sono stata letteralmente fagocitata dal caldo afoso di Roma e ho sentito la pelle che si imbeveva di umidità appiccicosiccia come una spugna nella vasca da bagno. Bleah. In compenso l'aria patria mi ha subito stimolato un qual certo bisogno fisiologico che era rimasto lungi latente in quel di Dublino (sì insomma, la cacca).


domenica 8 luglio 2012

Nuovi e vecchi orizzonti

Bene, scrivo a mente decisa-mente fresca (ohoh si crede simpatica) in primis perché non riesco a dormire (ho avuto la furbissima idea di scolarmi una tazza di caffè freddo a mezzanotte passata), in secundis perché a quest'ora c'è una brezza meravigliosa che viene dalla finestra che non me la voglio perdere per nulla al mondo; preferisco dormire più tardi col caldo per deprivazione di sonno ed esaurimento di energia fisica: una specie di stato comatoso di K.O. indotto artificialmente. Funziona.

Dunque, siccome quando mi annoio tendo a scrivere per passare il tempo e dilungarmi in ciance del tutto inutili all'altrui esistenza, per prevenire tale spiacevole et quantomai increscioso accadimento, mi accingo orsù a sciorinarvi un più rapido e pratico elenco puntato riassuntivo degli hot topics che fanno recentemente da contorno alla mia emozionante esistenza.

Partiamo dall'incomincio (come diceva mia sorella in tenera età) (..che poi non è affatto un'età tenera quella; almeno non per chi ti sta intorno).

  • ho cambiato grafica al blog. ebbene sì infine la tecnologia e i suoi potenti mezzi hanno avuto la meglio sulla filigrana con le rondinucce. torno a uno stile very minimal yo. se iniziate a lamentarvi e piagnucolare vi metto tutti in castigo dietro la lavagna col cappello a punta da somarelli, siete avvertiti.
  • con l'uomo (o A. o Nel che dir si voglia - a proposito devo decidere una buona volta una denominazione definitiva se no mi viene il mal di testa pure a me, sembra che lo scindo in entità separate... aiuto. mettiamolo ai voti: voglio un sondaggio nei commenti! risparmiatemi l'energia cerebrale necessaria per prendere una decisione suvvia) enormi miglioramenti. Tant'è che mentre io scrivo lui se la dorme nel mio letto. Lo guardo dormire, le palpebre distese, lo sguardo sereno... e penso che ultimamente sono stata una cogliona totale. Che l'ho esasperato, che l'ho sfrugugliato apposta per farlo arrabbiare, che l'ho fatto ingelosire di proposito... tutto questo perché la mia personalità psicopatica ogni tot. deve necessariamente metterlo alla prova e complicarmi l'esistenza se no non sono contenta. troppo facile. sono una povera scema. tutti in coro: CLO, SEI UNA POVERA SCEMA! ecco, grazie. molto bene. Dopo tutto ciò posso dire che lo amo, e tanto, ancora dopo due anni. (tra due giorni). d-u-e  a-n-n-i. cioè. settecentotrenta giorni. cioè. diciassettemilacinquecentoventi ore. cioè. ci rendiamo conto? no dico. no... dico.
  • mio fratello non sloggia. amen. stiamo sopravvivendo bene ugualmente.
  • ieri sera io e l'uomo/A./Nel siamo andati al concerto del grande ex-leader degli Smiths: Morrissey. Locus: Cavea Auditorium Parco della Musica. Conoscevo quasi tutte le canzoni da solista che ha fatto e sono stata fiera di me mentre le cantavo a squarciagola dalla tribuna... ha ancora una voce eccezionale. Lo amo basta. Grazie Assante e Castaldo per avermelo fatto conoscere! Benedette siano le Lezioni di Musica dell'auditorium.
  • sono già in crisi per la valigia e le cose da metterci dentro anche se partirò tra (ancora) una settimana... ma fare una valigia con vestiti a cipolla (Dublino è così, meglio mettersi l'anima in pace fin da subito) per 3 settimane è una cosa che metterebbe in crisi chiunque, uomini e donne. E poi la cosa che mi mette ancora più in crisi è: riuscirò in 7 giorni a piratare e scaricare come una disperata tutta la discografia di tremila cantanti e band per mettere tutto il materiale sull'ipod che non toccavo da mesi? e, ancora peggio, entrerà tutto ciò sul suddetto ipod? ANSIA! senza musica mi uccido. Ah e sono un po' affranta perché ho deciso di non portare la mia fedele Nico con me, e di sostituirla con la vecchia bridge, Dada (per gli amici, se no Ermengarda).... girare per colleges irlandesi, famiglie, aeroporti, arei, pullman e traghetti con una piccola miniera d'oro addosso (nonché fardello di notevole peso e ingombro) risulterebbe sicuramente poco pratico e poco prudente. no davvero, la reflex per quello che l'ho pagata vale più di me. o almeno se qualcuno rapisse me io non pagherei mai un riscatto uguale o superiore al costo della reflex. anzi io non pagherei proprio, mi lascerei tra le braccia dei rapitori probabilmente. forse anche la mia famiglia ci farebbe un pensiero... beh, in effetti non posso biasimarli. Anyway.... i'm thrilled! YAY!
  • come ho scritto anche su faccialibro, interessanti i documentari sui babbuini delle 06:26.
    "farsi spulciare è un'esperienza particolarmente piacevole soprattutto quando il pelo degli animali è pregno di sudore"
    "la babbuina porterà con se il cadavere del piccolo per giorni, nella vana speranza che possa riprendersi"
    ‎"il babbuino maschio uccide dunque il secondo piccolo per potersi accoppiare nuovamente con la madre" cit.3
    dio, quanto fanno schifo sti babbuini.

giovedì 14 giugno 2012

Di lamentele estive e piagnistei svogliati

Pressione meno due e sole squagliacèfalo.
Oggi mi sono trascinata in facoltà per verbalizzare un esame e per poco non ci restavo secca.
Che insomma, è un bel 29 tutto curve e tondini sì, ma se (proprio) devo crepare voglio almeno tirar le cuoia per un 30, ecco. Magari anche con lode. Così, giusto perché con onore c'è morta un sacco di gente (pace all'anima loro) invece con lode è un po' più originale.
Respiro rantolando e più che camminare striscio i piedi sul mondo.
Un'anemica che soffre di pressione bassa è una beffa del destino, l'estate sono più spompata di un canotto bucato. Ahh, come è dolce abbandonarsi all'autocommiserazione..! Va bene ora basta.

venerdì 9 marzo 2012

Contest Leica 24x36: impressioni e considerazioni

Sto vedendo i finalisti scelti da Leica per il contest 24x36 (a cui anche io -devo dire già in partenza con speranze inesistenti- avevo partecipato). Sinceramente non so bene come inquadrare il tutto per dare un giudizio complessivo finale, perché alcuni di loro mi piace come fotografano, hanno fatto scatti originali o particolari, inerenti alla consegna richiesta dal progetto e buoni anche a livello più oggettivo-tecnico (NB posso "azzardare" una frase del genere stando alla fine di un corso di fotografia e comunque prendetemi con le pinze, non perché mi credo una fotografa); altri invece hanno pubblicato degli scatti di una banalità sconcertante, oppure un set sconnesso privo della cornice tematica del concorso e anche un po' a caso e senza senso, oppure ancora ho visto interi album in bianco e nero... non ti piacciono i colori o non li sai usare nella fotografia? ci sono occasioni er il b/n e occasioni per i colori, questo sì, ma non ci credo che per raccontare la tua città utilizzi solo il bianco e nero, non ha senso. Idem per album composti per buona arte da sfocati "creativi".... finché sono in numero limitato ci può stare ma se utilizzi solo lo sfocato mi fai pensare che non sai fotografare in altri modi, poi magari puoi anche essere il nuovo Henri Cartier Bresson o chi vuoi ma così come ti poni di sicuro la gente pensa il peggio e ti """fraintende""". Vabè, comunque... sono pareri miei personali.

Una cosa che non ho ancora capito sinceramente è in base a cosa abbiano scelto i finalisti, certo decidere da solo 3 scatti è decisamente arduo, però spero che ci siano stati di giudici di gara o una cosa del genere, perché quando il contest era ancora in corso ho visto delle cose che mi hanno fatto accapponare la pelle: dei profili con foto oggettivamente orribili e/o palesemente ritoccate (e con anche programmi scrausissimi) con centinaia di "like" e dei profili con foto molto molto molto promettenti snobbati da tutti.

Qui qualcuno dei finalisti il cui operato mi piace:

http://www.lab.leica-camera.it/lab/finalists/maurizio-ioia  solamente le prime e qualcuna delle ultime
http://www.lab.leica-camera.it/lab/finalists/stefano-broli  alcune molto carine altre NO

questa invece è figa. beh certo, è mia. ahahahah!

giovedì 8 marzo 2012

GruppoLocale, the project

Da poco ho iniziato a collaborare con un sito di divulgazione scientifico-astronomica occupandomi delle traduzioni e della parte in inglese, che è appunto un progetto still work in progress.
Il sito in questione è http://www.gruppolocale.it/ e consiglio caldamente a tutti voi di andare a dargli un'occhiata perché ha dei contenuti molto interessanti ed è scritto in modo da risultare volutamente accessibile anche e soprattutto ai "non addetti al mestiere". Finora ho tradotto solo un paio di articoli, ma sono per l'appunto proprio agli inizi. Io mi occupo del sito inglese reperibile qui:


Andate e cliccate, su su!

Ah! GruppoLocale ha anche una pagina facebook. Qui:  http://www.facebook.com/gruppolocale


I've just joined a sort of collaboration with an Italian website which deals with scientific and astronomical research. I work on translating articles into English, which is in fact an ongoing project. The website I'm talking about is http://localgroup.altervista.org/ and I highly recommend you all to go and check it out, not only because of my recent cooperation but for it has some very interesting contents and it's written in a way that is purposely understandable to everyone, expecially to those who are not experts. Please visit the website and let me know!

GruppoLocale is on facebook too! here: http://www.facebook.com/gruppolocale


giovedì 2 febbraio 2012

La Beat generation

Ho deciso di farmi una cultura come si deve sulla beat generation, argomento che mi ha sempre incuriosita e affascinata. Sto stilando una lista delle fonti da cui attingere materiale. Per iniziare, almeno. Per ora:

LIBRI:

  • Sulla strada (On the road), Jack Kerouac
  • La scimmia sulla schiena (Junkie), William S. Burroughs
  • I sotterranei (The subterraneans), Kerouac
  • Go, John Clellol Holmes
FILM:
  • Pull my daisy (1959)
  • La nostra vita comincia di notte (1960)
  • The Beat Generation: An American Dream (1987)
  • Il pasto nudo (Naked lunch) (1991)
  • Urlo (Howl) (2010)

Bene, inizierò adesso da Pull my daisy, un corto di 26 minuti che si trova anche su youtube (clic qui).

Diciamo che storia può leggermente aspettare.... in fondo, la sto studiando anche così.

martedì 31 gennaio 2012

Guys & Dolls (Bulli e pupe)

Guys & Dolls è un musical prodotto a Broadway nel 1950 con musiche di Frank Loesser  e successivamente trasposto in versione cinematografica nel '55 con Marlon Brando e Frank Sinatra come colonna portante del cast. Beh che dire, lo adoro. E' tutto così nostalgicamente anni '50...




sabato 14 gennaio 2012

Mario, il postino di un poeta

Mi sono letteralmente innamorata de Il postino, con Massimo Troisi, Philippe Noiret e la Cucinotta.


E' assurdo e paradossale che Troisi sia morto di attacco cardiaco (doveva fare l'intervento per un trapianto, che aveva rimandato di sua volontà per girare il film "con il suo cuore") appena 12 ore dopo la fine delle riprese.... e la cosa più paradossale è che anche nel film, il personaggio da lui interpretato - Mario, disoccupato figlio di pescatori, postino di Pablo Neruda che è stato temporaneamente esiliato in un'isola italiana dal Cile - muore.

In ogni caso, non poteva andarsene con un'interpretazione meno bella di quella che ci ha lasciato.

Ho amato il modo in cui la goffaggine e la timida spontaneità di un uomo umile sia nel profondo legata alla sua purezza di cuore e genuinità di spirito, qualità che saldano in maniera indissolubile un'amicizia sincera. Non poteva esserci attore più appropriato di lui per questo ruolo.

Stupende anche le musiche e le ambientazioni.

domenica 4 dicembre 2011

"Imaginaerum", impressioni sul nuovo album dei Nightwish

Per chi (dei fan, s'intende) non l'avesse ancora fatto: andate subito ad ascoltare il nuovo album dei Nightwish, scellerati!

Devo dire che partivo molto prevenuta, perché Anette Olzon mi è sempre rimasta un po' qua e non mi andava giù che non ci fosse più Tarja Turunen, da una parte per motivi del tutto affettivi (i Nightwish degli inizi che ho amato e per cui ho pianto e trepidato e mi sono emozionata etc etc) dall'altra anche per motivi di sound, infatti vorrei ricordare che Tarja ha un'impostazione lirica (soprano) del tutto assente in Anette, e questo non per dire così in maniera sterile "lei è meglio di Anette sa fare gli acuti ha una voce più *aggettivo a caso*" ma perché la differenza si sente anche in quanto il gruppo ha dovuto riarrangiare tutto il suo sound sulla voce di Anette e questo ovviamente ha portato a un cambiamento notevole nelle sonorità della band, che a molti non è piaciuto (non a tutti ovviamente, de gustibus non est disputandum).

Fatta quest premessa, ecco che invece mi devo ricredere: mi è molto piaciuta l'intera tracklist, i testi son belli (anche se non i più belli, sicuramente), la voce di Anette non stona con la nuova atmosfera onirica e in qualche modo fiabescamente burlesque del gruppo e anzi accentua questo carattere di evasione dal reale con la giusta delicatezza, i cori poi sono qualcosa di davvero eccezionale. Però. C'è un però. Questa componente del tutto innovativa che ha reso giustizia perfino alla voce di Anette.... quanto può durare? Voglio dire, la novità non può essere novità a lungo, e il problema si porrà a seguire. I Nightwish di adesso hanno abbandonato definitivamente la loro componente heavy e credo che alla lunga questo stuferà una larga fascia del loro uditorio (in primis nella parte maschile dei loro fan; non per essere sessista o discriminatoria, solo concreta). Voglio dire, Marco non può cantare da solo con Anette che fa presenza tanto per dire "hey ci sono anche io che dovrei essere la vocalist e frontwoman del gruppo", cosa che invece con Tarja non capitava affatto perché Tarja e Marco erano fantastici assieme, anche nelle canzoni più "sonoricamente violente", grazie al tono impetuoso e maestoso del soprano che si stagliava con cristallina e altisonante sicurezza sopra la bassa e aggressiva voce maschile.

Quindi, per riassumere proprio alla papale papale: i Nightwish NON sono più come prima, MA per ora il giudizio è ancora irremovibilmente POSITIVO. We'll see, my dearest fellows, we'll see!

mercoledì 16 novembre 2011

Midnight in Paris (Woody Allen strikes again)

Ed eccomi qui, finalmente ho visto (anche se per ora solo in streaming, in quanto uscirà nelle sale italiane solo tra un mese) Midnight in Paris, l'ultimo film di Woody Allen (senza contare quello che fino a qualche mese fa stava ancora girando qui a Roma, Decameron Pie).
Che dire, Woody colpisce ancora. Dopo un paio di ultimi film che sì, senza dubbio erano buoni e avevano quella cinica e ironica impronta d'autore che non passa mai inosservata ma che non erano riusciti a convincermi proprio fino in fondo, ecco che invece qui emerge, forse con un po' meno cinismo, tutto l'incanto agrodolce e nostalgico del regista. E' questo il tipico concetto alleniano della "golden age", ovvero dello scrittore/artista intrappolato in un secolo o in una società che non gli appartiene (o meglio, a cui esso non riesce a sentirsi appartenere), e al conseguente disagio individuale che si proietta su scala universale passando dal singolo al molteplice, dal particolare al generale per abbracciare un nuovo tipo di disagio che diventa condizione esistenziale dell'essere umano, perso (o piuttosto preso, catturato) in una quotidianità estraniante che non riesce a soddisfare la voglia di trascendere dello spirito.
A questo nucleo tematico (a cui fanno riferimento immancabilmente piccole citazioni autobiografiche) Allen accosta però, non come in passato, disprezzo e mordace ironia attutiti da un sottofondo soft jazz, bensì - ecco la novità - una pars construens che si affaccia vibrante sulla scena, un messaggio positivo che il regista affianca alla da lui amata ville lumiere, Parigi: cosa ci può salvare, seppure provvisoriamente, dalla paura della morte se non ciò che più amiamo?
Ma badate bene, l'amore che intende Allen non è solo una passione carnale come si potrebbe fraintendere dalle parole che l'Hemingway degli anni '20 rivolge allo stupito protagonista, al contrario, è un amore più che mai puro e per poter essere tale deve in primo luogo essere spirituale, ovvero un toccasana per il nostro più intimo sentire.
Insomma, Woody Allen è il primo a ripeterci costantemente, quasi con un maniacale accanimento, che le nostre vite prese in un circolo infinitamente più grande valgono come granelli di sabbia mossi con sardonica ironia da un destino spesso capriccioso, ma in questo film, è lui stesso che dà mostra di arrendersi alla più grande debolezza umana: l'amore verso ciò che, seppure per un fugace istante, ci fa sentire immortali: quello è l'unica medicina possibile alla condizione umana di perpetua paura di una fine incerta ma annunciata.
E questo punto di rottura viene sancito dallo stesso Allen nel finale: quanti sono i suoi film che finiscono bene? Quasi nessuno, il protagonista viene sempre sconfitto (anche se non da un rivale ma da una forza superiore, quella del cieco fato). E invece qui, la scena si chiude con un'apertura verso un lieto fine, verso una possibilità di felicità e di riscatto dello scrittore, verso una speranza di serenità.

Parlando più tecnicamente del film, ho davvero adorato le inquadrature di Parigi (la Parigi di Allen, che lui ama "soprattutto sotto la pioggia", come ci ricorda il suo alter-ego attore); in più le musiche degli anni Venti sono l'apoteosi della perfezione per un jazzista come lui, ed è molto ben sviluppata e di effetto l'idea di una Parigi nel passato (prima gli anni Venti appunto, e poi addirittura la Belle Epoque), che mi ha ricordato vagamente i nostri connazionali Benigni e Troisi nella Firenze di "Non ci resta che piangere".

Ottima anche la scelta degli attori, in particolare la Cotillard (adorabile già in Jeux d'enfants) è perfetta per il ruolo che ha recitato.

Beh, che dire, se non che... mi ha fatto venir voglia di tornare à Paris?!
Non mi accontento dello streaming, a dicembre in sala ci sarò anch'io :)

E ora.... aspettiamo con ansia Decameron Pie! ;)

Midnight in Paris (Woody Allen strikes again)

Ed eccomi qui, finalmente ho visto (anche se per ora solo in streaming, in quanto uscirà nelle sale italiane solo tra un mese) Midnight in Paris, l'ultimo film di Woody Allen (senza contare quello che fino a qualche mese fa stava ancora girando qui a Roma, Decameron Pie).
Che dire, Woody colpisce ancora. Dopo un paio di ultimi film che sì, senza dubbio erano buoni e avevano quella cinica e ironica impronta d'autore che non passa mai inosservata ma che non erano riusciti a convincermi proprio fino in fondo, ecco che invece qui emerge, forse con un po' meno cinismo, tutto l'incanto agrodolce e nostalgico del regista. E' questo il tipico concetto alleniano della "golden age", ovvero dello scrittore/artista intrappolato in un secolo o in una società che non gli appartiene (o meglio, a cui esso non riesce a sentirsi appartenere), e al conseguente disagio individuale che si proietta su scala universale passando dal singolo al molteplice, dal particolare al generale per abbracciare un nuovo tipo di disagio che diventa condizione esistenziale dell'essere umano, perso (o piuttosto preso, catturato) in una quotidianità estraniante che non riesce a soddisfare la voglia di trascendere dello spirito.
A questo nucleo tematico (a cui fanno riferimento immancabilmente piccole citazioni autobiografiche) Allen accosta però, non come in passato, disprezzo e mordace ironia attutiti da un sottofondo soft jazz, bensì - ecco la novità - una pars construens che si affaccia vibrante sulla scena, un messaggio positivo che il regista affianca alla da lui amata ville lumiere, Parigi: cosa ci può salvare, seppure provvisoriamente, dalla paura della morte se non ciò che più amiamo?
Ma badate bene, l'amore che intende Allen non è solo una passione carnale come si potrebbe fraintendere dalle parole che l'Hemingway degli anni '20 rivolge allo stupito protagonista, al contrario, è un amore più che mai puro e per poter essere tale deve in primo luogo essere spirituale, ovvero un toccasana per il nostro più intimo sentire.
Insomma, Woody Allen è il primo a ripeterci costantemente, quasi con un maniacale accanimento, che le nostre vite prese in un circolo infinitamente più grande valgono come granelli di sabbia mossi con sardonica ironia da un destino spesso capriccioso, ma in questo film, è lui stesso che dà mostra di arrendersi alla più grande debolezza umana: l'amore verso ciò che, seppure per un fugace istante, ci fa sentire immortali: quello è l'unica medicina possibile alla condizione umana di perpetua paura di una fine incerta ma annunciata.
E questo punto di rottura viene sancito dallo stesso Allen nel finale: quanti sono i suoi film che finiscono bene? Quasi nessuno, il protagonista viene sempre sconfitto (anche se non da un rivale ma da una forza superiore, quella del cieco fato). E invece qui, la scena si chiude con un'apertura verso un lieto fine, verso una possibilità di felicità e di riscatto dello scrittore, verso una speranza di serenità.

Parlando più tecnicamente del film, ho davvero adorato le inquadrature di Parigi (la Parigi di Allen, che lui ama "soprattutto sotto la pioggia", come ci ricorda il suo alter-ego attore); in più le musiche degli anni Venti sono l'apoteosi della perfezione per un jazzista come lui, ed è molto ben sviluppata e di effetto l'idea di una Parigi nel passato (prima gli anni Venti appunto, e poi addirittura la Belle Epoque), che mi ha ricordato vagamente i nostri connazionali Benigni e Troisi nella Firenze di "Non ci resta che piangere".

Ottima anche la scelta degli attori, in particolare la Cotillard (adorabile già in Jeux d'enfants) è perfetta per il ruolo che ha recitato.

Beh, che dire, se non che... mi ha fatto venir voglia di tornare à Paris?!
Non mi accontento dello streaming, a dicembre in sala ci sarò anch'io :)

E ora.... aspettiamo con ansia Decameron Pie! ;)

giovedì 25 agosto 2011

"Submarine" (a 2010 movie)

Film molto bellino che ho visto oggi. Non impegnativo per carità, ma molto in stile "clo" quindi se pensate di essere un po' come me (?) beh, vedetevelo! facciamo che ve lo vedete a prescindere per sicurezza, non si sa mai poi magari scoprite di avere gusti "alla clo". vabbè sto divagando..


La colonna sonora è di Alex Turner, il cantante degli Arctic Monkeys (io li adoro e lo amo e amo la sua voce e lo stile che ha la band) e le canzoni ci stanno troppo troppo troppo bene con il film. lo metterei in quella lista di cui fa parte anche 500 days of Summer... speciali, bizzarri, musicalmente superbi, azzeccati. insomma: DA VEDERE.



[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Yo7GjOhZjNc]

mercoledì 24 agosto 2011

"Submarine" (a 2010 movie)

Film molto bellino che ho visto oggi. Non impegnativo per carità, ma molto in stile "clo" quindi se pensate di essere un po' come me (?) beh, vedetevelo! facciamo che ve lo vedete a prescindere per sicurezza, non si sa mai poi magari scoprite di avere gusti "alla clo". vabbè sto divagando..


La colonna sonora è di Alex Turner, il cantante degli Arctic Monkeys (io li adoro e lo amo e amo la sua voce e lo stile che ha la band) e le canzoni ci stanno troppo troppo troppo bene con il film. lo metterei in quella lista di cui fa parte anche 500 days of Summer... speciali, bizzarri, musicalmente superbi, azzeccati. insomma: DA VEDERE.



sabato 6 agosto 2011

May the Force be with you


*****QUESTO POST CONTIENE SPOILER DEL FILM*****
(scusate ma ci stava troppo bene sotto all'avvertimento)

(anche se credo che non ci sia pericolo per nessuno, io ero l'unica deficiente che progettava una maratona star wars da anni ma ancora non l'aveva fatta)

Ebbene sì, in una sola giornata mi sono sparata tutta la seconda (quella "nuova") trilogia di Star Wars (I-II-III), e la mia espressione facciale ha avuto trasformazioni in itinere dal primo al terzo davvero peculiari: dai primi venti minuti del primo che quasi dormivo agli ultimi dieci del terzo che quasi piangevo e urlavo abbracciata al bracciolo del divano. Non ricordavo proprio nulla, a eccezione di qualche sporadico pezzo del II che avevo visto al cinema da bambina e mi aveva colpito il punto in cui mettevano ad Anakin la mano meccanica, ed essenzialmente avevo forse una decina d'anni ma già ero innamorata di lui, quindi figuriamoci adesso che ho visto il III lo sgomento e l'orrore che ho provato quando passa al Lato Oscuro e diventa quello sgorbio sfigurato racchiuso nell'armatura nera. Uccidetemi, non fatemi soffrire così!

maledetto uomo come hai potuto farmi questo?! IO TI AMAVO!
(no non è la moglie Padme a dirlo, sono io)

Ah su internet mesi fa avevo trovato un sito bellino che vende t-shirt molto nerd tra cui un sacco di Star Wars, credo che mi metterò a ricercarlo tra i preferiti per vedere di ordinarne un paio. E poi anche altre che erano fighe assai.

Bene, è ancora relativamente presto, volendo potrei attaccare con la trilogia vecchia.... magari solo il I....

Credo di aver sviluppato una preoccupante malattia ossessiva.

Be Yoda, be cool




venerdì 5 agosto 2011

May the Force be with you


*****QUESTO POST CONTIENE SPOILER DEL FILM*****
(scusate ma ci stava troppo bene sotto all'avvertimento)

(anche se credo che non ci sia pericolo per nessuno, io ero l'unica deficiente che progettava una maratona star wars da anni ma ancora non l'aveva fatta)

Ebbene sì, in una sola giornata mi sono sparata tutta la seconda (quella "nuova") trilogia di Star Wars (I-II-III), e la mia espressione facciale ha avuto trasformazioni in itinere dal primo al terzo davvero peculiari: dai primi venti minuti del primo che quasi dormivo agli ultimi dieci del terzo che quasi piangevo e urlavo abbracciata al bracciolo del divano. Non ricordavo proprio nulla, a eccezione di qualche sporadico pezzo del II che avevo visto al cinema da bambina e mi aveva colpito il punto in cui mettevano ad Anakin la mano meccanica, ed essenzialmente avevo forse una decina d'anni ma già ero innamorata di lui, quindi figuriamoci adesso che ho visto il III lo sgomento e l'orrore che ho provato quando passa al Lato Oscuro e diventa quello sgorbio sfigurato racchiuso nell'armatura nera. Uccidetemi, non fatemi soffrire così!

maledetto uomo come hai potuto farmi questo?! IO TI AMAVO!
(no non è la moglie Padme a dirlo, sono io)

Ah su internet mesi fa avevo trovato un sito bellino che vende t-shirt molto nerd tra cui un sacco di Star Wars, credo che mi metterò a ricercarlo tra i preferiti per vedere di ordinarne un paio. E poi anche altre che erano fighe assai.

Bene, è ancora relativamente presto, volendo potrei attaccare con la trilogia vecchia.... magari solo il I....

Credo di aver sviluppato una preoccupante malattia ossessiva.

Be Yoda, be cool




giovedì 12 maggio 2011

Ice tea and philosophy

filosofia (d)e(l) tè freddo.

i'm just a holy fool, oh beibe he's so cruel but
i'm still in love with Judas, beibi!


Feuerbach - Comte - Darwin - Ricardo - Mill - Marx - Nietzsche.

Che poi se nessuno ci ha capito un cazzo sulla vera filosofia di nietzsche un motivo ci sarà no?
e basta giustificarlo solo perché era matto, se uno si vuole far capire si esprime un po' meglio, e soprattutto, sia esso moribondo o sia sano-e-valsoia-no-al-colesterolo, in ogni caso non affida i suoi appunti inediti a una sorella fedifraga e filonazista che ama farsi fare foto a braccetto col famoso omino baffuto. cioè, fatti furbo, no? che qua gabri gabri ti ha fascistizzato! ti presti così alloccamente alla strumentalizzazione! ma insomma friedrich.. io non ti biasimo nulla della tua vita personale, se tu vai in giro ad abbracciare cavalli chiamandoli come il tuo bisticciato migliore amico Wagner sei liberissimo di farlo, vai, abbracciali tutti! se a te solletica l'ego mandare ai tuoi amici biglietti firmandoti napoleone bonaparte, bismarck o assurbanipal, prego, accomodati! epperò che quando scrivi stai più accorto figlio mio eh..! Che a seconda di chi ti ha letto t'hanno rigirato come un calzino! BROCCOLO!

"O risplendente Sole, cosa mai saresti tu se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere?"

Ah, comunque Lady Gaga mi sta sulle ovaie.
Una pseudodance mascherata da pop e palesi quanto patetici tentativi di crearsi un'immagine "trasgressiva ed eccentrica" che non comprendo se si vesta così per mascherare il fatto (oggettivo) che è una cessa o perché si sente l'erede di icone cult come Michael Jackson e David Bowie. Cocca, loro se lo potevano permettere, tu NON sei originale. No, non lo sei se per farti l'abito nuovo vai dal macellaio di fiducia invece che dal sarto, figurati se lo sei ballando mezzanuda con le chiappe all'aria. Se è per questo ti hanno anticipato di qualche secolo le ballerine di can can, che in barba a te non c'avevano manco le mutande!

sabato 11 dicembre 2010

Woody Allen e le formichine operose

Ieri sera sono andata al cinema con A., avendolo convinto a vedere l'ultimo film di Woody Allen: You will meet a tall dark stranger (pessima resa del titolo in italiano -come sempre del resto-: Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni.. vabbè). Ero curiosa e come sempre c'è questo legame sottile che mi attrae verso i suoi film.. e neanche questa volta mi ha delusa. Certo, questo non è paragonabile ad alcuni precedenti che ho davvero amato (last but not least "Basta che funzioni", anche se uno dei miei preferiti è "Anything Else"), ma la vena alleniana -se così si può dire- è sempre presente e vivida e lascia a ogni film il marchio del regista. Sono felice perché dopo la visione A. era tutto preso e si è messo a parlare del film facendomi domande sull'interpretazione e significati vari che secondo me potevano essergli attribuiti e mi ha ringraziato di avergli fatto "riscoprire" W. Allen, di cui come ora spesso accade si conoscono più che altro aforismi a caso a mo' di cioccolatini perugina grazie a (a causa di) facebook, terribilissimo social network distruttore di scrittori autori registi e artisti (a mio modesto avviso, ovviamente). E se c'è una cosa che amo è essere invitata a sostenere una discussione del genere su un film o un personaggio che mi piace, potrei parlarne per ore e più parlo più comprendo bene anche la mia stessa opinione, confrontandola con quella dell'interlocutore. Così ieri sera, usciti dalla sala, ci siamo messi a parlare davanti a una coca-cola gigante e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla quantità delle sfumature attribuibili  a ogni singolo concetto e altro. Di Allen sicuramente adoro l'ironia cinica e sfacciata con cui ti sbatte davanti la realtà per quello che è, la vena canzonatoria e consapevole ma mai critica nè distaccata, la visione della vita e dell'esistenza del singolo come percorso faticoso di una formichina laboriosa ma vista dall'alto, nella marea di altre formichine nere in un formicaio brulicante, e su ogni formichina però poi l'obiettivo della cinepresa fa uno zoom, e nella messa a fuoco ognuno ha i propri problemi e ritmi frenetici che però se messi a confronto con quelli dell'intero insieme perdono quasi consistenza, diventano vani. Mi piace Allen perché ride della e alla vita (ma non disprezzandola, anzi insegnandoti ad apprezzarla per quello che è), e la risata è spesso un'arma per ridurre una cosa che può spaventare per quanto appare grande e sconfinata, a qualcosa di cui invece possiamo essere se non del tutto "padroni" almeno abili gestori. La vita non fa più paura perché viene smitizzata. Il cattivo il nullafacente il cinico l'ottimista l'imbroglione il fortunato l'operoso il probo, tutti gli stereotipi di persone insomma, sono comunque messi sullo stesso piano e sono loro destinate parti uguali, quindi uguale importanza, nella narrazione. E questo per sottolineare che alla fine siamo tutti uguali, belli o brutti, buoni o cattivi, una vita abbiamo e poi basta: siamo esseri mortali, un nulla, ma un nulla buffo e meraviglioso.

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